Quando è utile l'ozonoterapia
L'applicazione di una miscela di ossigeno triatomico e normale risulta utile nell'ernia del disco,
nelle lesioni vascolari dei piedi e nei dializzati

di Ernesto Bodini
dall'inserto "Scienza" della STAMPA di Torino del 21/09/05

 

Ormai da molto tempo si parla di ossigeno-ozono  terapia, con alterni giudizi. Recenti studi clinici permettono di fare il punto sulle attuali conoscenze. Nell'uso medico, l'ozono (ossigeno le cui molecole sono formate da tre atomi di questo elemento) è miscelato con ossigeno normale (bi-atomico). La concentrazione di ozono utilizzata in terapia medica varia tra 0,5 e 5 grammi per metro cubo. Le applicazioni industriali dell'ozono, soprattutto per le sue proprietà antisettiche, sono svariate, ma già agli inizi del Novecento l'ozono è stato sperimentato per la cura di diverse patologie con risultati incoraggianti. L'ossigeno-ozonoterapia accelera il metabolismo del glucosio da parte delle cellule e migliora il  rilascio dell'ossigeno stesso ai tessuti grazie alla capacità di rendere più "flessibili" i globuli rossi.

Ai fini terapeutici questa metodica con funzione battericida, fungicida e inattivazione dei virus è particolarmente indicata nelle ernie del disco lombari, nelle lesioni vascolari degli arti inferiori e nei pazienti in dialisi. «Un approccio medico e chirurgico incompleto, sebbene apparentemente risolutivo - spiega Mariano Franzini, presidente della Società scientifica Ossigeno Ozono Terapia -, favorirebbe gli esiti disabilitanti di ernia discale lombare, contribuendo alla cronicizzazione del dolore. È invece fondamentale un corretto ragionamento clinico propedeutico a un intervento medico riabilitativo specifico e integrato, in armonia con un approccio multidisciplinare tra ozonoterapeuta e riabilitatori.

La miscela di ossigeno-ozono può essere la soluzione delle patologie dell'ernia del disco, ottenendo una risoluzione dell'ernia tramite la sua essiccazione; inoltre attiva il flusso sanguigno favorendo la formazione di nuovi vasi". Uno studio su 400 pazienti trattati dal 1997 al 2003, di età compresa tra i 19 e gli 85 anni, ha dimostrato risultati positivi nell'86 per cento dei casi.

L'ossigeno-ozonoterapia non è invasiva. Il suo impiego è indicato anche nel trattamento delle lesioni ulcerose croniche del piede diabetico. Tra il 2001 e il 2003 sono stati trattati 38 pazienti, dei quali il 43 per cento è guarito integralmente da ogni lesione, il 34 per cento ha ottenuto una riduzione della dimensione della lesione al 50 per cento, e il restante 23 per cento non è parso influenzato dalla cura.

Questa metodica riguarda inoltre i pazienti in dialisi: uno su due ha un'arteriopatia periferica; un'altra patologia molto comune legata alla lunga permanenza in dialisi è l'amiloidosi, dovuta alla deposizione e all'accumulo nei tessuti di amiloide (materiale amorfo fibrillare che si colora di rosso). Un ulteriore campo d'azione della ozonoterapia è quello odontoiatrico, con l'obiettivo di battere sul tempo la formazione della carie.

Interessante è lo studio di Maria Grazia Cusella De Angelis (Università di Pavia) sugli effetti dell'ossigeno-ozono terapia sulle cellule staminali autologhe; una ricerca che consente di capire, dal punto di vista anatomo-patologico, come la rigenerazione dei tessuti venga influenzata dall'esposizione all'ossigeno-ozono. A questo riguardo si intende verificare se il trattamento con miscele di ossigeno-ozono rallenti la fibrosi e/o riduca la degenerazione dei tessuti e l'infiammazione tipiche di queste patologie; e se il trattamento con miscele di ossigeno-ozono possa migliorare l'attecchimento di cellule staminali nei tessuti in progressiva degenerazione.

La Società Italiana di Ossigeno Ozono Terapia (Sioot), che ha sede a Bergamo, è stata costituita nel 1983 e riunisce oltre duemila medici sotto un proprio Comitato scientifico. Dal 1994 ha promosso, in collaborazione con l'Istituto di Farmacologia dell'Università di Pavia, la stesura di undici protocolli scientifici per l'applicazione della terapia in varie patologie.

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