A Bergamo il III Congresso Mondiale della Sioot

A 25 anni dalla fondazione della Società scientifica presentati risultati e progressi nel trattamento di più patologie. Un percorso in continua ascesa fatto di confronti e verifiche sulle molteplici potenzialità della ossigenoozonoterapia, che questa pratica terapeutica diventi di normale ausilio ed utilizzo per tutti i medici.


Notevole successo di partecipazione e di risultati clinici quello emerso nel corso del III congresso mondiale di OssigenoOzonoTerapia, tenutosi dal 15 al 18 novembre scorsi a Bergamo per il 25° della Fondazione Sioot. Un appuntamento per fare il punto sui progressi tecnici e terapeutici nel trattamento di più patologie, non in alternativa alla farmacologia tradizionale ma a supporto o in abbinamento della stessa, oltre ad essere di utilità per il potenziamento delle difese immunitarie.

Tra i contributi più significativi l'applicazione dell'ozono nelle patologie cerebrali e neuro vascolari, ma anche significative esperienze nel trattamento della sintomatologia in pazienti affetti da sclerosi multipla; altri risultati confortanti riguardano il trattamento della ipertensione polmonare e delle lipodistrofie; e sempre più ricorrenti i risultati che si ottengono nella patologia del disco intervertebrale (che ancora oggi in molti casi viene trattata chirurgicamente…). Proposte terapeutiche per la cura di pazienti affetti ernia discale cervicale, confortanti invece i risultati in pazienti affetti da necrosi della testa del femore, ed in altri in età geriatrica colpiti da artropatie; per non parlare della terapia integrata nelle disfunzioni erettili il cui approfondimento è tuttora all'attenzione di molti ozonoterapeuti.

L'utilità della ossigenoozonoterapia è stato dimostrato essere altrettanto utile nel trattamento della malattia parodontale, in particolare quando si parla di trattamento di osteonecrosi da bifosfonati, per i quali è stato presentato un case report; come pure la possibilità di utilizzo dell'ossigenoozonoterapia in chirurgia maxillofacciale, e impiego di acqua ozonizzata per disinfezione pre e post chirurgica del cavo orale, oltre alla utile irrigazione delle tasche poarodontali nel trattamento della parodontiti per la quale è stata presentata una nuova metodica, e impiego dell'acqua ozonizzata per disinfezione, trattamenti conservativi ed endodontici. Un particolare studio clinico ha suscitato un certo interesse in quanto finalizzato alla valutazione dell'efficacia dell'acqua ionizzata per os nel trattamento di forme di disbiosi batterica, micotica e mista in una popolazione adulta. Diversi gli studi comparati e di confronto dal punto di vista della riabilitazione in pazienti lombalgici o con disturbi per recidive di ernia discale. È invece ancora scarsa, e a volte poco competente, l'informazione su queste pratiche terapeutiche da parte dei mass media, come è stato ampiamente dibattuto nel corso di una tavola rotonda sull'argomento.
E.B.


 

Intervista al prof. Marianno Franzini, presidente della Sioot

Prof. Franzini, quali sono gli sviluppi della ossigenoozonoterapia in questi ultimi anni?

"Gli sviluppi in ambito terapeutico riguardano due filoni: il trattamento dei disturbi discoradicolari nell'ernia discale e delle patologie a livello del microcircolo, ossia dei disturbi circolatori agli arti inferiori, all'intestino e anche a livello cerebrale. In sede del III congresso mondiale (appena concluso) sono state presentate più relazioni da alcuni universitari proprio sui benefici che si possono ottenere con la riattivazione del microcircolo cerebrale, e di conseguenza la cura di alcune malattie neurovascolari. In questi ultimi quindici anni sono stati realizzati ben 1.383 lavori scientifici pubblicati ufficialmente in Pub Med, il più utilizzato e aggiornato accesso a Medline"

Quali sono gli ostacoli (o i limiti) a questa pratica clinica che, seppur ormai consolidata, sono tali da non farla decollare definitivamente a livello istituzionale in tutto il Paese ed essere inserita nei livelli essenziali di assistenza, ossia i cosiddetti Lea?

"I limiti, od ostacoli, sono parzialmente superati se si considera che alcune Regioni come il Veneto e la Lombardia hanno inserito la ossigenoozonoterapia nei propri prontuari terapeutici per il trattamento di alcune patologie come ad esempio le ulcere vascolari e le insufficienze venose. Ma il maggior ostacolo deriva dal fatto che questa pratica medica è in parte ancora considerata una cenerentola della Medicina, probabilmente per il "non sostegno" industriale; tuttavia, la diffusione avviene costantemente per comunicazione tra pazienti e medici, ma soprattutto tra medici a livello scientifico"

Qual è la realtà in altri Paesi?

"Piuttosto variegata. In Germania la pratica è quasi generalizzata da molto tempo; in Romania è attuata solo da alcuni anni tant'è che abbiamo firmato una convenzione per attivare dei Corsi universitari. In Cina e in India è molto praticata soprattutto per il trattamento dell'ernia discale, mentre a Cuba è ancora più diffusa in quanto si fa ossigenoozonoterapia in tutti gli ospedali sin dagli anni '60 quando, per via dell'embargo imposto dagli Usa ai cubani, gli stessi hanno adottato tale terapia non avendo più a disposizione molti farmaci tradizionali"

Ci sono progressi recenti in corso?

"Alcuni studi spagnoli stanno dimostrando che i pazienti affetti da tumori solidi, in particolare, hanno una migliore risposta se al trattamento chemioterapico o radioterapico viene associata la ossigenoozonoterapia: se un tumore è maggiormente ossigenato le terapie tradizionali aggrediscono più favorevolmente la neoplasia"

L'ossigenoozonoterapia non è solo terapia, ma anche prevenzione. In quali casi?

"La prevenzione è soprattutto utile in ambito vascolare in quanto una buona e più completa ossigenazione del microcircolo (ad esempio negli arti inferiori) tende a migliorare lo stesso e di conseguenza la funzionalità dei vari organi. Ma è anche riabilitazione, soprattutto negli immediati post-infarto e post-ictus"

Quali sono le ragioni fondamentali che hanno portato alla fondazione della Sioot?

"Circa 25 anni fa in Francia ho conosciuto colleghi tedeschi dai quali ho appreso questa pratica terapeutica (nata proprio in Germania e attuata oggi da 18 mila medici), in realtà assai banale in quanto si tratta di portare ossigeno in quei distretti dell'organismo sofferenti di anossia"

Come viene formato un medico per essere abilitato a praticare l'ossigenoozonoterapia?

"Per evitare il più possibile ogni sorta di improvvisazione la Sioot ha imposto delle regole per il l'espletamento di quella che riteniamo essere una buona pratica clinica sia pur non ancora considerata "specialistica". I medici, oltre ad utilizzare attrezzature certificate ed operare in ambulatori riconosciuti e autorizzati dalle Asl, devono frequentare un Corso propedeutico teorico-pratico e seguire gli aggiornamenti (con crediti formativi Ecm) che la nostra Società scientifica organizza ogni anno. Il periodo di formazione dura mediamente 15 giorni, suddiviso in sede Sioot e sedi Universitarie"

Quali gli specialisti preposti a formare i futuri ozonoterapeuti?

"Solitamente professori universitari e medici di comprovata esperienza in questa pratica terapeutica"

Quali caratteristiche deve avere un medico per praticare l'ossigenoozonoterapia?

"Curiosità scientifica, capacità diagnostiche ed empatiche nei confronti del paziente, e una buona manualità"

Ernesto Bodini
(giornalista scientifico free-lance)