Articolo del Giornale di Brescia del 30/08/2005

Speranza bresciana contro la «lebbra dei bambini»
Il medico rotariano Carlo Antonio Galoforo combatte con l'ossigeno-ozonoterapia la malattia che affligge i piccoli dell'Africa

Carlo Antonio Galoforo assieme ad una bimba della Costa d'Avorio

 

C'è una speranza - e questa speranza parla bresciano - nella guerra all'Ulcera di Buruli, malattia emergente delle regioni tropicali che fa rima con piaghe, amputazioni, invalidità.
La chiamano «lebbra dei bambini», vittime predilette del «Mycobacterium ulcerans», della stessa famiglia della lebbra e della tubercolosi, che giorno dopo giorno divora mani, braccia, gambe di chi ne è colpito. In certi Paesi ad alto tasso di umidità, l'habitat ideale per la diffusione del morbo, come la Costa d'Avorio dove sono oltre 20mila i casi censiti, costituisce un problema di sanità pubblica.
«Un flagello cui finora nemmeno gli antibiotici s'erano rivelati efficaci - spiega Carlo Antonio Galoforo, urologo alla Città di Brescia che si occupa anche di ossigeno-ozono terapia, rotariano del club Brescia Est -. La prassi quindi era asportare chirurgicamente le parti infette».

Poi tre anni fa, una felice intuizione da parte del medico bresciano che ha proposto di trattare l'ulcera di Buruli con applicazioni intensive di ozono - già sperimentate in Europa nella cura delle piaghe -, combinata a quello che si dice
«trovarsi al momento giusto con la persona giusta» (ma «Niente succede per caso», ribatte Galofaro).
Contesto: una riunione con gli amici rotariani di Abbiategrasso, il cui presidente, Claudio Paparo, è promotore del progetto «Ulcera di Buruli». Un progetto che ora conta appunto su un direttore scientifico bresciano. Paparo, dal canto suo, da tempo era in contatto con padre Marcantonio Pirovano, direttore di un lebbrosario a Zouan Hounien, Costa d'Avorio, da cui più volte era partito un appello perché l'Occidente esportasse cure.
«Quel giorno tuttavia c'eravamo incontrati solo per raccogliere fondi» dice Galoforo. Bene, poco dopo a bordo dell'aereo con i fondi raccolti partì una delegazione di volontari rotariani, tra cui il bresciano, e un'apparecchiatura per l'ozonoterapia da sperimentare al centro «Raoul Follerau» di Adzope. Nel frattempo, infatti, nel Nord della Costa d'Avorio, per via della guerra civile, l'ospedale di Zouan Hounien era stato fatto evacuare e poi bombardato.
Quanto ai risultati della terapia, si sono rilevati sorprendenti. «L'ozono è un potentissimo disinfettante e ha effetti vascolarizzanti. Insomma, è determinante nell'accorciare i tempi di guarigione. Il tutto a sofferenze e costi ridotti (il macchinario non supera i 15mila euro ed è trasportabile) con un protocollo terapeutico facilmente riproducibile: basta avvolgere in un sacchetto di plastica l'area da trattare ed insufflarvi l'ozono per una ventina di minuti. Quasi quotidianamente. In un giorno si curano cento bambini».
Così, già durante quella spedizione, Galoforo aveva provveduto ad insegnare ai medici del luogo come praticare la cura. «Una strada che continueremo a percorrere - dice - anche se da allora per la situazione politica è stato difficile tornare laggiù».
Intanto, la buona notizia ha cominciato a diffondersi e le richieste si sono fatte largo anche da parte di altri Paesi in cui il Mycobacterium miete vittime.
Un secondo macchinario, per esempio, è partito con l'associazione Medicus Mundi. E grazie ai rotariani, dopo l'estate ne partirà un terzo per il Benin. Non solo. C'è un accordo con il ministro ivoriano della Sanità, Mabri Toikeusse, e poi un nuovo progetto rotariano che prevede il dono di moduli prefabbricati da adibire a padiglione per per l'ozonoterapia. Destinazione: i 180 pazienti alloggiati ad Abidjan, sfollati dall'ospedale di Zouan-Hounien.
Nel frattempo a Galoforo arriva pure il placet da parte dell'Oms, che nel marzo scorso lo ha invitato a Ginevra per la Giornata mondiale contro l'ulcera di Buruli. Motivo: relazionare ai colleghi di 30 Paesi quanto ha scoperto. E in agenda? «Altri viaggi africani, non necessariamente in Costa d'Avorio se la guerra non lo permetterà, per divulgare il "know how" dell'ozono ed installare macchinari».

b.ra.

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