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"Legionella: la situazione italiana ed il monitoraggio ambientale"

Nel 2001 è stato avviato uno studio multicentrico a livello nazionale sulla Malattia dei Legionari per chiarire le caratteristiche dell'ospite e del microrganismo che favoriscono la comparsa di infezione/malattia; il 22,6% delle abitazioni, il 68,9% degli alberghi e tutti gli ospedali esaminati sono risultati colonizzati da Legionella spp, anche se in concentrazioni variabili nelle diverse strutture. La contaminazione era più elevata negli alberghi rispetto alle abitazioni ed era particolarmente significativa negli ospedali dove si sono ritrovate cariche >106 ufc/l.
Nel periodo 1983-2003 si sono verificati in Italia 2983 casi di legionellosi. Dal 1983 al 1992, sono stati notificati circa 36 casi per anno; dal 1992 al 1998, il numero dei casi notificati è salito da 36 a 106 per anno, mentre nel periodo 1999-2003 il numero dei casi è continuato a salire vertiginosamente con una media di 271 casi per anno.
Complessivamente , nel 2003 , sono stati notificati 617 casi , il 72% dei quali è stato notificato da due sole regioni italiane (Lombardia, Piemonte e Lazio), mentre il rimanente 28% dei casi è stato notificato nelle altre 14 regioni e provincie autonome. Due regioni non hanno notificato alcun caso.
Le infezioni comunitarie sono state più frequenti rispetto a quelle nosocomiali; il 70% dei casi è rappresentato da infezioni acquisite in comunità, il 18% erano associate a viaggi e il 12% nosocomiali.
Accanto al sistema di sorveglianza nazionale, l'Istituto Superiore di Sanità partecipa al programma di sorveglianza europeo dello EWGLI (European Working Group on Legionella Infection) coordinato dal Comunicable Disease Survellance Center (CDSC) del Public Health Laboratory Service (PHLS) di Londra. Lo EWGLI segnala all'Istituto Superiore di Sanità i casi di legionellosi che si sono verificati in viaggiatori stranieri che hanno soggiornato in Italia, riportando informazioni sulle strutture recettive, frequentate dai pazienti, che potrebbero rappresentare l'eventuale fonte d'infezione. Il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto Superiore di Sanità, provvede a sua volta a segnalare i casi al Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute e ai responsabili dei Servizi di Igiene Pubblica delle ASL di competenza che hanno il compito di attivare l'indagine ambientale ed epidemiologica presso le strutture indicate.
Gli adempimenti più restrittivi riguardano i tempi di intervento delle strutture sanitarie locali; infatti, a seguito un cluster di casi, l'autorità sanitaria locale ha il dovere di intervenire tempestivamente attraverso un'accurata indagine epidemiologica ed ambientale. A tal fine devono essere eseguiti dei campionamenti in numero proporzionale alle dimensioni dell'impianto per confermare o escludere la struttura recettiva come possibile fonte di infezione. Il referente collaboratore EWGLI deve informare, entro sei settimane dalla notifica del caso, il Centro Coordinatore di Londra sulle misure di controllo intraprese e, qualora tali procedure non vengano attuate la struttura recettiva viene inserita in un sito web ed esclusa dai circuiti turistici.

Diagnosi da campioni ambientali

La ricerca di Legionella nei campioni ambientali riveste un ruolo fondamentale per il controllo della legionellosi. Essa può essere effettuata in alberghi, ospedali, case di cura sia per le normali procedure di controllo sia in occasione di casi singoli o cluster epidemici, al fine di confermare o escludere possibili fonti di infezione.
Essa deve essere effettuata prima di qualsiasi intervento di bonifica in modo da non inficiare l'esito dell'analisi.
E' importante, ai fini della significatività dell'analisi, che tutte le procedure ad essa associate siano effettuate da personale di un laboratorio accreditato che conosca la microbiologia e l'ecologia di Legionella.

Le strategie di intervento pertanto prevedranno:
- analisi dello schema aggiornato (se disponibile) dell'impianto della struttura, per individuare i punti critici;
- valutazione del rischio di acquisizione di legionellosi in termini di:
1. condizioni ideali per la moltiplicazione del microrganismo (temperatura compresa tra 20° e 50° C);
2. presenza di una fonte di nutrimento come alghe, calcare, ruggine o altro materiale organico;
3. attrezzature in grado di produrre aerosol come docce, vasche idromassaggio, torri di raffreddamento;
4. tubature con flusso d'acqua minimo od assente;
5. utilizzo di gomma o fibre naturali per guarnizioni e dispositivi di tenuta;
6. apparecchiature per la respirazione assistita, per aerosol e ossigeno terapia
7. presenza di soggetti sensibili all'acquisizione della malattia;

Il numero dei siti da campionare deve comunque prevedere la ricerca di legionella nei punti considerati a maggior rischio:
- circuito dell'acqua calda (quello dell'acqua fredda qualora la temperatura sia superiore a 20° C);
- depositi da serbatoi o da altri punti di raccolta dell'acqua;
- incrostazioni da tubature e serbatoi;
- biofilm o altro materiale attaccato alle pareti delle tubature (sbocco di rubinetti, filtri rompigetto, interno bulbo docce);
- acqua di condensa e acqua dei sifoni di impianti di condizionamento d'aria ;
- acqua del bacino di raccolta delle torri di raffreddamento;
- filtri da impianti di climatizzazione;
- vasche idromassaggio e fontane decorative.